Riflessioni…del sabato di Pasqua

Per una che la Pasqua non la sente per nulla, le riflessioni di Pasqua non dovrebbero essere così importanti, è vero infatti che le mie riflessioni sono di venerdì, ovvero di ieri sera, che, se mi ricordo ancora qualcosa di religione, era venerdì santo, ancora più importante per le riflessioni, direi. Ma le riflessioni non hanno nulla a che fare con la Pasqua, hanno a che fare invece con l’arte, il cinema, la letteratura e il mondo di oggi, in cui mi trovo a vivere: sto preparando un discorso e un lavoro per una conferenza e per questo ho dovuto visionare dei video di vecchi film, capolavori che…come quelli non se ne faranno più! Film che avevo già visto, più volte, quindi nulla di nuovo per me, di nuovo c’era la disillusione, l’atteggiamento che negli ultimi anni, penso sia venuto a tanti come me.
Siamo davvero pronti e in grado di vedere ancora quelle cose? Vogliamo ancora che l’arte ci sconvolga e ci apra gli occhi e ancora ci informi come faceva una volta?
Perché me lo chiedo? Perché la mia Anita ha fatto il suo viaggio con tutta la paura che poteva avere, ma senza fermarsi, quella paura se l’è portata dietro, come lo zaino che aveva in spalle, e viveva in un periodo in cui c’era davvero da aver paura.
Ho rivisto “La ciociara”, “I 400 colpi” e altri, e mi sono venuti alla memoria altri film come “Roma città aperta”, anch’esso ambientato durante la seconda guerra mondiale, come d’altra parte il mio libro.
Non ce l’ho fatta più, non sono riuscita a vederli con distacco, quasi mi hanno infastidito per avermi scossa in quel modo, erano così reali, così perfetti, anche nel descrivere il momento, che sono rimasta ammutolita.
Per questo mi chiedo: abbiamo ancora la forza, ma soprattutto la voglia di sopportare la realtà nei suoi aspetti più crudi? Forse siamo in grado di guardare i telegiornali, anche se so che molti della mia età non lo fanno proprio per poca voglia e per fastidio. Abbiamo ancora esigenza che l’arte e le forme di intrattenimento ci mettano davanti il nostro mondo nella sua verità? O invece preferiamo imbottirci di serie televisive patinate, film tutti un po’ leggeri e un po’ superficiali, che non ci impegnino più di tanto, libri un po’ sciocchi, soprattutto gialli e polizieschi, con i quali colmare il nostro bisogno estremo di evasione, di totale spegnimento del cervello.
Anita pensava, ragionava, era fiera di poterlo fare, si informava, leggeva i giornali, votava con coscienza e con la voglia di farlo e le donne come lei facevano anche meglio, scrivevano con impegno, raccontavano al mondo la profondità dei sentimenti e del potere dell’intelletto umano e lo stesso faceva la generazione che è venuta dopo di lei.
Io non so darmi una spiegazione chiara, ma credo che la mia generazione abbia decisamente mollato gli ormeggi e si stia lasciando navigare alla deriva, senza remare né da una parte né dall’altra, come se non vedesse terra all’orizzonte, quindi nessuna speranza; ha perso fiducia in ogni cosa ed è stanca di impegnarsi, perché non vede mai risultati concreti. Ma devo spezzare una lancia in sua difesa: è stata abbandonata, dai governanti che si sono susseguiti in questi ultimi vent’anni, è stata soverchiata, surclassata e arrivo a dire anche che oggi dà abbastanza fastidio a tutti. Dovrebbe essere quella che porta avanti la società, che trascina, che dà il buon esempio, insomma Anita e Attilio avevano quarant’anni quando hanno affrontato la guerra e i Tedeschi, non è da poco! Noi cosa facciamo? Non siamo abbastanza giovani, non siamo abbastanza vecchi, siamo in un limbo, che ha per noi più le sembianze del limo, del fango, da cui faticosamente riusciamo ad uscire.
Non rimpiango i tempi di Anita, me ne guardo bene, so la fortuna che ho a vivere in un mondo che apparentemente è in pace e dove comunque non bisogna fare la coda per il pane, ma invidio la sua fiducia nel futuro, la sua capacità di vedere lontano, di vedere risultati.
Tutti parlano dei giovani svogliati di oggi, ma noi? Gliel’abbiamo passata noi la svogliatezza, la mancanza di serietà, abbiamo cominciato noi con questa stanchezza, questa sfiducia, quindi beh direi che, se è vero che si impara dalle generazioni precedenti, non possiamo biasimarli!
Non è per niente allegro questo post, ma cosa potete pretendere nel sabato di Pasqua?! Forse un po’ di fede mi farebbe bene… oppure un po’ di leggerezza, come usa tanto dire di questi tempi.
Leggerezza è la parola d’ordine. Io, per carattere non riesco a prendere le cose con leggerezza, è un mio difetto, quindi cosa vuol dire, che sono condannata a sentirmi fuori posto in questo periodo? No, voglio che quelli come me la smettano con la leggerezza, voglio confidare nel fatto che ci possa essere un modo diverso di impegnarsi, di vivere l’arte e la vita quotidiana senza bisogno di pesantezza, ma senza nemmeno rifuggire quell’impegno che Anita e Attilio mettevano in ogni cosa che facevano.
Buona Pasqua a tutti! E a quelli che la sentono meno, buona colomba, pastiera e cioccolato!!!



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