40 anni e le amiche

Le donne e le loro amiche sono un argomento molto amato da tutti, da sempre; vengono raccontate da libri, film, serie tv e persino quadri. Ed è così amato forse perché è sempre attuale, in qualunque epoca e in qualunque paese e affascina tutti, perché i rapporti delle donne con le loro amiche sono ancora affascinanti e a volte imprevedibili, nelle loro dinamiche.

Sicuramente anche gli uomini hanno dei rapporti speciali con i loro amici, ma quello che si crea tra le donne è un legame che si compone di così tante sfaccettature che sembra un universo ancora da esplorare.

Chi di noi non ha mai sognato di far parte di un quartetto come quello di Sex and the city! E ben prima della tv anche la letteratura è ricca di testi che raccontano i rapporti di amicizia tra donne. Io sono stata enormemente fortunata, nonostante il mio carattere da leone ascendente leone (aiuto!!!), ho conosciuto molte persone, molte donne, ho avuto molte amiche, alcune le ho perse per motivi diversi, anche non sempre piacevoli, alcune, per fortuna e per loro bravura, le ho ancora e di alcune non potrei proprio fare a meno.

Anche se sono grande ormai, beh non posso proprio e forse proprio perché sono grande e comincio ad essere un po’ più consapevole, la loro vicinanza e il loro appoggio a volte mi sembra indispensabile.

Ho la fortuna sfacciata di avere ancora accanto quella che mi ha accompagnato per tutta la vita ed è un legame talmente profondo che non saprei assolutamente spiegarlo con poche parole. Sono anni che ci “teniamo d’occhio”… non ci telefoniamo quasi mai, passiamo lunghi periodi senza vederci, ma non perché non ne abbiamo voglia, semplicemente perché il nostro legame è così forte che sappiamo bene di esserci sempre l’una per l’altra, in realtà è come se camminassimo sempre fianco a fianco, mano nella mano, quindi non abbiamo bisogno di guardarci, perché ognuna sente fortemente la presenza e il calore dell’altra.

Poi riusciamo a trovare una sera in cui ci ritagliamo uno spazio per noi due e recuperiamo il tempo perduto, ma sembra sempre che non ci vediamo dal giorno prima, per la confidenza che abbiamo e per la serenità che ognuna dà all’altra. Lei mi ha insegnato la libertà di volersi bene senza pretendere dall’altro di essere al centro dei suoi pensieri, sapendo comunque di essere un elemento importante della sua vita. La stima e l’ammirazione che abbiamo l’una per l’altra, oltre all’affetto profondo, è una cosa che cresce insieme a noi e che ci rende migliori ogni giorno.

Le amiche vere e quelle no. Le donne tendono sempre a fare questa distinzione, come se avessero sempre una stretta cerchia di amiche a cui riservano un trattamento speciale e altre che “servono” per la chiacchierata o l’uscita serale, a cui però non è riservato lo stesso trattamento.

Alle prime si apre il cuore, si raccontano i guai, le preoccupazioni, le difficoltà e le insicurezze, ma anche le gioie e le belle esperienze della vita. Con le altre si affrontano discorsi meno impegnativi: mariti e fidanzati, solo se è per una condivisione di lamentele sciocche, ma non si va più in là, perché le malelingue sono sempre pronte a parlare e perché, come nei polizieschi americani, “quello che dice potrà essere usato contro di lei”, ovvero non si sa mai quello che una può raccontare di te ad un’altra tanto per farsi bella o per sparlare.

Non è diffidenza, è che molte donne sono così, anche quelle che dicono di non esserlo, usano argomenti privati sentiti da una parte per riproporli in un altro gruppo, anche le più buone lo fanno, è più forte di loro e ci sono ovviamente anch’io. Gli altri argomenti semplici possono essere trucchi, vestiti, figli, uomini, interessi, passioni, ma tutto rimane molto superficiale, perché le donne dosano abbastanza bene quello che raccontano di sé, sanno che la platea è sempre molto attenta e per nulla magnanima.

A volte mi chiedo perché le donne, che parlano spesso di parità dei sessi e anche troppo di solidarietà femminile, poi non riescano davvero a fare fronte comune, se non in certi casi, e passino le giornate a criticarsi a vicenda e a mettere in piedi piccole battaglie, in cui non risparmiano le armi.

Il grado di severità e a volte di crudeltà che le donne mostrano nei confronti del loro stesso sesso è davvero sorprendente, sembra davvero che sia una piccola guerra a chi è la migliore e i due argomenti principali sono la bellezza e l’intelligenza.

Perché tutta questa cattiveria? Perché le donne per sentirsi migliori devono sempre mettersi in competizione con le altre, perché “se ti giudica un uomo, è uno stronzo, ma se ti giudica una donna, è una stronza ma potrebbe avere ragione, cazzo!!!”
Perché una donna bella… “uff perché io no?!”, una donna intelligente… “grandiosa, vorrei essere come lei!”; una donna brutta… “poverina, però io sono più bella, accidenti!”, una donna scema… “eh che cavolo, è una deficiente, insomma già facciamo tanta fatica in questo mondo maschilista, se ci si mette pure lei!”. Non c’è salvezza le donne non perdonano nulla, sono il giudice più severo per le altre, allo stesso tempo però sono capaci di grandi gesti di solidarietà e di amore nei confronti delle loro simili.

Parliamo di questo strano, immenso, infinito sentimento che è l’amore e che nel mondo occidentale può essere coniugato in diversi modi, quasi come le diverse letture di alcuni testi sacri.
L’amore tra donne è un sentimento che può arrivare a livelli molto profondi; in un film di Almodovar di qualche anno fa, si diceva che “le donne sono un po’ tutte lesbiche”.

Io ci credo molto, tante storcono il naso ad una frase del genere, perché sentirsi etichettate in questo modo, crea in loro un senso di profondo imbarazzo; vedono subito l’aspetto più fisico del termine e provano ribrezzo.
In realtà le donne amano stare tra loro e hanno sempre delle amiche molto speciali, con cui condividono molto del loro privato; si sostengono con grande forza ed impegno nei momenti difficili della loro vita, si scambiano baci, abbracci ed effusioni, di cui hanno sempre un grande bisogno e il contatto fisico non le disturba affatto, anzi, in alcuni casi non riescono a farne a meno, come se desse loro ossigeno.

Il loro bisogno non è dettato da una mancanza dall’altra parte di un partner attento o dalla solitudine, in molti casi hanno una situazione serena e un ottimo partner, ma la gioia vera, quella dell’anima, la trovano quando stanno con le amiche.

Beh questo articolo è dedicato a due amiche speciali, che mai avrei pensato di incontrare, perché “a quarant’anni non ti fai amicizie nuove, conoscenze sì, piacevoli anche, ma non certo amicizie profonde!” e invece sì accidenti, ti può capitare e se ti capita scopri che quell’ossigeno che cominciava a scarseggiare, perché sei stanca… beh puoi tornare a respirarlo a pieni polmoni!
Scopri che non senti più la stanchezza quando sei con loro, che puoi contare sul loro aiuto in ogni momento e che sei pronta a dare tutto il tuo appoggio per ogni loro bisogno.

Scopri che con loro puoi condividere momenti di serietà e momenti di totale ilarità e che, ogni tanto, grazie a loro, puoi lasciarti andare e tornare ad essere ragazzina e questo ti dà nuova linfa vitale.
Non prendono il posto delle altre, delle precedenti, a meno che le altre non abbiano lasciato un posto vuoto, ma sono quelle che ti possono accompagnare in un nuovo periodo della tua vita.

Sono certa che anche gli uomini hanno splendidi rapporti con i loro amici, magari meglio delle donne, ma quella è un’altra storia.

Le ragazze del muretto

Quando ero ragazzina esisteva un telefilm che si intitolava “I ragazzi del muretto”, io non lo guardavo mai, non lo sopportavo granché, sapevo di cosa trattasse, ma forse ero troppo piccola per interessarmi tanto. Trattava di amicizie di scuola, alle superiori credo.

Quelle del titolo invece siamo io e la mia migliore amica, che, non volendo siamo state per anni “ragazze del muretto”, perché per anni ci siamo sedute tutti i giorni su un muretto che si trovava esattamente a metà, come distanza, tra casa sua e casa mia. Era come il bar degli amici, solo che eravamo solo noi due e quel muretto lo occupavamo solo noi. Ce lo ricordiamo ancora e siamo rimaste, per fortuna, legate tanto a quel ricordo, che ancora adesso quando ci vediamo, sembra di tornare là… su quel muretto.

La parola muretto ormai sa quasi di antico, non perché di muretti non ne esistano più, ma perché oggi sono forse pochi i bambini che si trovano a chiacchierare su un muretto, o forse lo sembra a me, perché non sono più bambina. Ad ogni modo la parola muretto mi sembra quasi come la parola lavatoio, come se appartenesse ad un’altra epoca, come le 20 lire per comprare i dolcetti dal tabaccaio.

Non sono in vena di nostalgie, mi è solo venuto in mente che anche Anita, un po’ come me, aveva la sua “ragazza del muretto”: non si erano conosciute da bambine, ai tempi del muretto, ma sicuramente si saranno fermate a chiacchierare su qualche muretto di Genova, di cose importanti, ma anche di sciocchezze da ragazze. Si erano conosciute all’università e dovevano sentirsi fiere come delle eroine, perché ai loro tempi erano solo 4 le donne che frequentavano la Facoltà di Medicina a Genova. Erano amiche per la pelle, come si dice da ragazzi, si stimavano e si adoravano, avevano instaurato un legame che durò fino alla fine della loro vita.

L’altra era Ebrea e questo aveva un significato ben preciso durante il fascismo, Anita la aiutò a nascondersi con la sua famiglia in un garage nella periferia di Genova, durante il periodo più difficile, quello delle deportazioni. Quelle storie un po’ da film, che invece sono accadute veramente e che ancora oggi, quando le senti raccontare, ti impressionano. Lei si salvò e fu grata ad Anita per tutto il resto dei suoi giorni. Ma il legame non era basato su quello, era già stretto e forte da prima e Anita l’avrebbe salvata anche dal fuoco, se fosse stato necessario. Erano inseparabili, anche in vecchiaia si facevano delle telefonate che duravano a lungo, come fanno le vere amiche. Forse, dopo la famiglia, fu il legame più stretto per Anita: per lei forse era anche un po’ l’estensione di se stessa, della sua intelligenza, del suo essere, quasi come guardarsi allo specchio e riconoscersi a metà, ma la metà giusta, quella che si apprezza.

Io la mia “ragazza del muretto”, la mia metà dello specchio, ce l’ho ancora e farò come Anita, me la terrò per sempre accanto fino alla fine dei nostri giorni; non siamo più sul muretto, ma lei è sempre lì ed è come se ci fossimo ancora sedute.

Dedico questo post a tutte ‘le ragazze del muretto’, di tutte le età e naturalmente alla mia!!!